Seconda puntata – Completiamo la nostra breve guida dedicata al mondo scolastico a stelle e strisce e alle peculiarità dello studente statunitense. Come abbiamo detto nella Prima Puntata pubblicata sul nostro GloB, lo studente statunitense ha precise aspettative e alcuni suoi atteggiamenti possono mettere in difficoltà l’insegnante o creare fraintendimenti in aula. Analizzeremo di seguito alcuni aspetti che, a nostro parere, completano il quadro generale introdotto nella prima puntata. Riprendiamo quindi dal punto 7, rimandando al precedente articolo per consocere i primi 6. Lo studente born in the U.S.A.:

  1. non ama la vicinanza fisica o essere guardato direttamente negli occhi. Il suo spazio personale è molto più ampio del nostro e deve essere sempre rispettato. Immaginate che la testa dello studente sia la punta di un compasso fissata su un foglio, immaginate ora che la punta di grafite disegni intorno a lui un cerchio. Il perimetro di questa circonferenza non deve essere oltrepassato per nessun motivo. Gli studenti americani mantengono sempre una distanza di circa un metro e mezzo dalla persona che hanno di fronte, a maggior ragione se questa persona è l’insegnante o qualcuno che non conoscono. Se entriamo o meglio invadiamo questo spazio fisico, loro si allontanano imbarazzati. Se li guardi in faccia insistentemente o, peggio, negli occhi, mentre parli, abbassano lo sguardo o si convincono che li stiamo fissando per “chissà quale” motivo. Una delle prime domande a Milano a un docente di Italiano per Stranieri: “Ma perché in metropolitana tutti mi fissano? Mi imbarazza molto”;
  2. non conosce la grammatica, facciamocene una ragione! Molti non hanno la più pallida idea di cosa sia un “soggetto” o “un aggettivo” . Non diamolo per scontato e non facciamoli sentire ignoranti. Spieghiamoglielo senza plateali commenti. Molte scuole americane non insegnano ormai quasi più la grammatica a scuola. Purtroppo è così. Noi ne sappiamo molto più di loro anche sulla loro stessa lingua;
  3. ha bisogno della “pappa pronta”. Gli studenti americani hanno bisogno di istruzioni estremamente dettagliate. Devono essere guidati passo, passo. Non è possibile dare per scontato che “studiare pagina 10” per loro significhi automaticamente che devono conoscerne i contenuti e ed essere pronti a rispondere a domande. Per noi è ovvio, per loro no. Bisogna spiegare tutto, ma proprio tutto: “leggi, rileggi, prova a ripetere a libro chiuso, fatti delle domande, cerca le parole che non conosci su un dizionario, preparati a rispondere a domande”. E lui/lei chiederà: “che tipo di domande? Facciamo una simulazione?“;
  4. non risponde mai con un’opinione personale in pubblico su argomenti che per noi sono all’ordine del giorno. Domande naturali tipo “che cosa pensi della proposta di questo governo di aumentare le tasse scolastiche?”, per loro sono assolutamente taboo. E il più delle volte rispondono con un laconico e triste: “Non ho alcuna opinione”. Mai chiedere pareri o fare commenti o battute ironiche di qualunque tipo su: etnie, generi, aspetto fisico, sessualità, politica, governo, nazione USA. Alcuni dichiarano persino di non volere essere chiamati col nome di battesimo in pubblico. Frasi del tipo: “hai un viso orientale, di dove sei esattamente”? Si rischia di non entrare in sintonia con lo studente nella fondamentale relazione di fiducia e rispetto docente-studente;
  5. si vuole vestire come vuole. Nessuna battuta o commento (almeno i primi giorni…) dunque, su vestiti succinti, infradito in classe, cappello da baseball calato sugli occhi o sui capelli bagnati che inesorabilmente vediamo in tutte le ragazze in aula in pieno inverno;
  6. non sa come gestire un’interrogazione o un esame orale. Negli USA gli esami sono tutti scritti, spesso a risposta multipla già predisposta. Per giunta, usano la matita! E’ importante saperlo.

Il consiglio che diamo sempre ai nostri docenti è di fare molta attenzione a questi particolari le prime 2 settimane di corso. Dopo questo periodo, abbiamo notato che gli studenti sono più disposti a adeguarsi alla nuova cultura, e al nostro nuovo stile di docenza o di relazione. Il nostro approccio per uno studente statunitense è quantomeno “bizzarro”. Deve essere sempre introdotto e spiegato con serenità: “Ragazzi, in Italia, noi siamo abituati a parlare liberamente anche di politica… non è nostra intenzione ledere la vostra privacy” oppure “Noi, in genere, chiamiamo uno studente a rispondere davanti a tutti, scusatemi, sema siete in Italia, io vi vengo incontro, ma è giusto che impariate anche una cultura e un metodo diverso dal vostro… Non preoccupatevi se vi chiamo a rispondere puntandovi con l’indice, è nostra abitudine… Tranquilli, in Italia poggiamo le mani sulle spalle, ci abbracciamo per salutarci,..”.

In genere, dopo un paio di settimane, le differenze vengono comprese e accettate con il sorriso. Ma se andiamo a insegnare a casa loro, negli USA, dobbiamo tenere sempre presente queste piccole-grandi regole di comportamento per vivere al meglio la nostra esperienza di docente in un college americano.