Nell’ambito della paleografia, ossia la scienza che si occupa della trascrizione dei documenti antichi, una branca particolarmente curiosa e affascinante è quella che si dedica alla trascrizione e traduzione dalle lingue antiche, in particolare dal latino medievale, di una categoria di testi detti Bestiari.

Bestiari, cosa sono?

Si tratta di raccolte di testi ricchi di informazioni – a volte molto fantasiose – sugli animali, sulle loro caratteristiche fisiche, sulle loro abitudini e sui significati simbolici e religiosi che erano loro attribuiti.

Il compito del paleografo è quello di eseguire la trascrizione e la traduzione dei testi che accompagnano le raffigurazioni di queste “bestie”, divulgandone così il contenuto. Talvolta le immagini che il trascrittore si trova davanti sono miniature di sorprendente bellezza come quelle che riportiamo di seguito.

In questo articolo, la dott.ssa Elena Montrasio, collaboratrice di Galactus Traduzioni da diversi anni, si sofferma, in particolare, sui testi che descrivono e ritraggono gli animali marini, la sua passione – e che, la maggior parte delle volte, erano additati come veri e propri mostri.

La trascrizione figurata – in altre parole la rappresentazione sotto forma di immagine – di queste creature leggendarie riempie i Bestiari medievali. Vediamo, per esempio, il Leviatano, il mostro della Bibbia con le sembianze di drago marino che divora le anime dannate.

 

Miniatura del 1120 tratta dal Liber Floridus, sul Leviatano siede l’Anticristo.

Possiamo citare anche il Pistrice, che inghiotte il profeta Giona per tre giorni e tre notti. Giona, rendendosi conto di essere il motivo della tempesta che si è scatenata perché non ha dato ascolto alle richieste del Signore, dice ai marinai della barca di gettarlo in mare per far calmare le acque. Viene così inghiottito da un enorme mostro marino, il Pistrice appunto. Dopo essere rimasto nella pancia del mostro per 3 giorni, viene rigettato su una spiaggia deserta perché il Signore lo aveva perdonato per avergli disubbidito.

Porzione del mosaico pavimentale della Basilica di Aquileia, V secolo d.C.

Infine il Ketos, il mostruoso cetaceo della mitologia greca dal quale deriva il termine odierno cetaceo. Tra gli episodi più noti, citiamo Eracle che sconfigge il Ketos per liberare Esione e Perseo che, dopo aver tagliato la testa a Medusa, libera Andromeda dalla medesima sorte destinata a Esione. A seguito di una vendetta del dio del mare, Poseidone, entrambe le principesse erano state legate a uno scoglio per essere sacrificate al mostro. Nella figura la testa del Ketos, in basso a sinistra, con Perseo e Andromeda.

 

Vaso Corinzio esposto all’Altes Museum di Berlino

La balena come il Demonio

Tra i Bestiari più famosi possiamo citare un passo del Physiologus, nel quale la balena viene così descritta:

C’è un mostro nel mare detto balena: ha due nature. La sua prima natura è questa: quando ha fame, apre la bocca, e dalla sua bocca esce ogni profumo di aromi, e lo sentono i pesci piccoli e accorrono a sciami nella sua bocca, ed esso li inghiotte; non mi risulta invece che i pesci grandi e adulti si avvicinino al mostro. Così anche il Demonio e gli eretici, con la seduzione e l’inganno, che sembra essere un soave profumo, adescano i piccoli e coloro che non hanno il senno adulto; quelli invece che hanno l’intelletto adulto, sanno di non poterli attrarre…

L’altra natura del mostro: esso è di proporzioni enormi, simile a un’isola; ignorandolo, i naviganti legano ad esso le loro navi, come in un’isola, e vi piantano le ancore e gli arpioni; quindi vi fanno fuoco sopra per cuocersi qualcosa: ma non appena esso sente caldo, s’immerge negli abissi marini e vi trascina le navi. Se dunque anche tu, o uomo, ti tieni sospeso alla speranza del Demonio, questi ti trascina con sé nella geenna del fuoco”.

Traduzione tratta da Il Fisiologo, a cura di Francesco Zambon, Adelphi, Milano, 1975

Come sappiamo questo maestoso animale, paragonato un tempo addirittura al Demonio, è in realtà tutt’altro che pericoloso. Anzi, oggi ha bisogno di tutta la nostra protezione. In diverse culture questo meraviglioso gigante marino viene ferocemente cacciato, con il forte rischio che si arrivi alla sua estinzione e non certo per paure ancestrali, ma per pure ragioni commerciali e di profitto.

Un mostro marino o un’isola?

L’Aspilochedone  era un enorme mostro marino, a volte raffigurato come cetaceo, altre volte come enorme tartaruga marina, sul quale i marinai approdavano scambiandolo per un’isola. Quando il mostro si muoveva, i marinai finivano annegati.

 

Da Danish Royal Library, Bestiary of Anne Walsh. Trascrizione e traduzione di: Elena Montrasio.

Trascrizione: Est belua in mare que gryece aspido chelonio dicitur latine vero aspido testudo. Cete etiam dicta ob immanitatem corporis est, eius ingens sicute ille qui accepit Jonam.
Traduzione: Esiste una bestia nel mare che in Greco è detta Aspido Chelonio e in latino Aspido Testudo. È anche chiamata cetaceo per l’enormità del suo corpo, grande quanto quello di chi inghiottì Giona.

La trascrizione figurata di questi animali nei manoscritti antichi è un affascinante esercizio di creatività e fantasia. Ringraziamo Elena Montrasio e tutti i paleografi di Galactus Traduzioni che si occupano giornalmente di trascrizioni per averci aiutato a comprendere cosa si nasconde dietro alcune di queste strabilianti immagini medievali.

Immagine in copertina tratta da “Danish Royal Library, Bestiary of Anne Walsh”.

Traduzione del testo riportato nell’immagine in copertina di Elena Montrasio:

I delfini hanno un nome preciso, o una parola, poiché seguono la voce degli uomini e si riuniscono, aggregati, in una sinfonia. Questa specie è più veloce di quella (umana). Infatti in molte occasioni, con i salti, volano sopra le navi. Invece, quando giocano tra i flutti e si lasciano trasportare da morbidi salti, sembrano indicare l’arrivo della tempesta.

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