Appariva come la scoperta del secolo. Qualche giorno fa illustri testate giornalistiche hanno annunciato, con grande clamore, che uno dei testi antichi più misteriosi del mondo, il manoscritto Voynich, era stato finalmente decifrato, dopo oltre un secolo di accaniti tentativi. Titolavano la notizia usando, addirittura, termini da perfetti hacker : il codice è stato craccato, “non ha più segreti”. Un brivido ci ha pervaso tutti. I trascrittori e i traduttori di Galactus Traduzioni ne hanno subito voluto sapere di più. Abbiamo recuperato gli articoli di Gerard Cheshire, PhD, University of Bristol (UK), autore della scoperta, per andare dritti alla fonte della notizia. La lettura ci ha appassionato, per non dire entusiasmato. Tuttavia, un paio di giorni dopo, la comunità scientifica critica aspramente il metodo di ricerca e le conclusioni di Cheshire e scopriamo che il ricercatore non è neanche un linguista, né uno storico o un paleografo. Ha una specializzazione in Scienze. In Human Behavioural Ecology, per la precisione.

L’Università di Bristol prende le distanze dalle dichiarazioni del suo ricercatore e pubblica un comunicato in cui afferma che solo l’autore è responsabile della propria ricerca e si affretta a cancellare l’articolo contestato. Tanto rumore per nulla? I giornali italiani avrebbero fatto meglio a dimostrare maggiore prudenza. Così come hanno fatto alcune illustri testate estere, i.e. The Guardian, che il 16 maggio 2019 titolava cautamente e con un po’ di scetticismo: “Latin, Hebrew … proto-Romance? New theory on Voynich manuscript”.

Di cosa parliamo

Si tratta di un antico manoscritto acquistato in Italia nel 1912 da un mercante a cui deve il nome e conservato oggi presso la Beinecke Library, Università di Yale (USA). È catalogato col numero MS408. Grazie alle analisi al radiocarbonio è stato datato nella prima metà del 1400. Redatto, secondo Cheshire, nel Castello Aragonese di Ischia (NA), è considerato da sempre indecifrabile. Un vero mistero. Il documento è in ottimo stato di conservazione, la calligrafia è chiara e leggibile, ma l’alfabeto utilizzato è incomprensibile. Sembra scritto in un codice segreto interrotto da qualche bizzarro disegno: donne nude che fanno il bagno in acque verdi (vedi immagine), strane e improbabili piante, dubbie mappe geografiche (del resto era il XV° secolo…), peculiari elementi naturali, costellazioni.

Nel corso della storia sono state avanzate innumerevoli ipotesi interpretative: è un falso e nasconde segrete strategie politiche e militari (sai com’è… secondo la BBC l’FBI non ha lasciato nulla di intentato: i Comunisti, la Guerra Fredda, non si sa mai…), è un libro di magia nera, è stato scritto da una figura storica che voleva celare la propria identità. Anche la National Security Agency statunitense e il famoso matematico Alan Turing ci hanno provato. Per alcuni linguisti l’ipotesi più plausibile è che si tratti di una trascrizione fonetica del Turco Antico. La verità è che nessuno è ancora riuscito veramente a decriptare il codice linguistico che permette di dare un senso al testo. Fino a qualche giorno fa, quando le agenzie hanno battuto la clamorosa notizia della decifrazione del codice da parte di G. Cheshire dell’Università di Bristol.

Trascrizione: il metodo di Cheshire

Nel suo articolo “Linguistic Missing Links” (2017), Cheshire spiega di essere partito da un approccio diverso. Si è lasciato alle spalle la diffusa convinzione che il testo fosse stato redatto in una lingua resa appositamente incomprensibile. Non poteva semplicemente trattarsi  di una lingua parlata a quei tempi, in quei luoghi e che non era mai stata messa per iscritto prima? Semplice. Come faremmo a scrivere una frase in Russo senza conoscerne l’alfabeto? Cercheremmo di scrivere ciò che sentiamo, senza sapere dove termini una parola e ne inizi un’altra o dove finisca una frase e ne cominci un’altra. Quindi, niente maiuscole, niente punteggiatura, niente accenti… tutto il testo apparirebbe come un’unica, lunghissima, interminabile frase.

A complicare le cose, secondo Cheshire, un segno grafico può assumere diversi significati a seconda della posizione nel testo. Può essere anche utilizzato per indicare la punteggiatura e gli spazi. Per esempio, a suo parere, il fonema /t/ e la lettera T sono utilizzati al posto del . (punto), ma anche come consonante. E la stessa cosa succederebbe con gli altri fonemi e lettere. Una volta individuata una parola, essa può anche rappresentare un’intera frase. Una sorta di gioco enigmistico elevato all’ennesima potenza. Tipo la crittografia, solo che a numero uguale possono corrispondere almeno 3-4 varianti!

La translitterazione di Cheshire   

La lingua del manoscritto, secondo Cheshire, è la trasposizione scritta del Latino parlato e colloquiale (Latino Volgare) mischiato alle prime forme di Italico. La definisce Lingua Proto-Romanza. In parole povere, a suo parere, chi era in grado di scrivere lo ha fatto e ha usato la lingua della conversazione, una sorta di slang del periodo, per intenderci. Questo spiegherebbe l’assenza, ad esempio, di doppie e maiuscole. Come un bambino di prima elementare che cerca di scrivere frasi che sa solo pronunciare.

Cheshire ha elencato i segni grafici che ha trovato nel testo per cercare di risalire all’alfabeto utilizzato dal misterioso autore. Per esempio, il segno 8 rappresenterebbe la lettera n.

Trascrizione, dall’alfabeto alla parola

Cheshire avrebbe decifrato alcune parole basandosi sulle sue conoscenze del Latino Classico; altre le avrebbe ritrovate in forma simile, ma evoluta, in alcune lingue moderne; altre ancora le ha individuate con l’aiuto di Internet. I motori di ricerca gli hanno permesso di passare in rassegna milioni di testi in poco tempo. Ha letto anche forum, post sui social media e blog in diverse lingue e in vari dialetti. Il computer ha proposto miliardi di soluzioni. Molti termini simili erano presenti nella lingua italiana e in alcuni dialetti regionali, ma si potevano trovare anche in Croato, Catalano, Romeno, Arabo, Greco, Francese. Un metodo che ha suscitato parecchie critiche da parte dei linguisti. Lingue un po’ troppo diverse fra loro? Non proprio tutte di origine romanza… Metodo poco scientifico? Poche prove, nessuna validazione o conferma in altri documenti.

Cheshire afferma che, una volta individuato e confermato l’alfabeto, ci vorranno comunque anni per eseguire la trascrizione, la translitterazione e la traduzione dell’intero manoscritto. I suoi primi tentativi di trascrizione e traduzione in Inglese riguardano, in particolare, le pagine dotate di illustrazioni che potevano suggerire almeno un contesto. Anche questo aspetto è stato criticato. L’immagine potrebbe avere influenzato o fuorviato l’analisi?

Autore e contenuto

Nel manoscritto Cheshire ha riscontrato differenti calligrafie. Questo particolare lo ha indotto a ritenere che non si tratti di un singolo autore. Più persone avrebbero scritto il testo, presumibilmente monache o suore esperte, a suo dire, di erbe ma anche di ginecologia e psicologia femminile.

Sembra trattarsi di un manuale riguardante soprattutto terapie e rimedi destinati alle donne. Al giorno d’oggi si definirebbe un libro di fitoterapia o omeopatia con un taglio spirituale. I consigli semi-scientifici sono, infatti, alternati a istruzioni relative a pratiche spirituali e religiose e a disegni minimali, e alquanto inaccurati.

Cheshire ci dà anche altre informazioni. Nella porzione del manoscritto che definisce Tabula Regio Novem inizia il suo viaggio interpretativo. Il foglio, di forma quadrata, è suddiviso in 9 sezioni. Ognuna contiene un disegno. La sezione 7, nel quadrante in basso a sinistra, sembra rappresentare un vulcano in eruzione (Stromboli o Vulcano), persone che fuggono per mare, navi. Alcune parole accompagnano l’illustrazione come una didascalia. La sezione 9 sembra illustrare le terme di San Calogero a Lipari. Con l’aiuto delle immagini, Cheshire inizia la trascrizione e propone una traduzione in Inglese. Ma si tratta veramente di un vulcano, di un’operazione di salvataggio in Sicilia, delle terme di Lipari? Il ricercatore non riporta evidenze solide a supporto della sua teoria. I dubbi restano.

Trascrizione e traduzione inaffidabili

Tra i principali scettici vi è la professoressa Lisa Fagin Davis, direttrice della Medieval Academy of America. In un recente tweet ha dichiarato: “Mi dispiace, signori, la lingua proto-Romanza non esiste”. In un altro tweet elenca 5 criteri fondamentali da seguire per potere proporre una soluzione plausibile. E conclude: “Nessuno ha ancora spuntato tutte e 5 le caselle”. Alla rivista Ars Technica ha dichiarato che la tesi di Cheshire non è supportata da prove e non è stata sottoposta a un processo di revisione scientifica seria da parte di linguisti esterni, indipendenti e anonimi, prima della pubblicazione (la cosidetta Double Blind Peer Review). Sottolinea che un enigma che ha angustiato illustri linguisti e medievisti per decenni non può essere risolto in sole due settimane da un ricercatore inesperto. L’individuazione di parole simili, attraverso ricerche sul Web o in dizionari di svariate lingue moderne e antiche, non può essere considerato un metodo di ricerca affidabile. La Davis definisce la nuova tesi una “farneticazione”.

Le critiche della Davis hanno portato altri studiosi a prendere le distanze dalle conclusioni di Cheshire. J.K. Peterson nel suo blog mette in dubbio anche l’interpretazione dei disegni. Come fa Cheshire a essere così sicuro che nel foglio Tabula Regio Novem sia disegnato un vulcano e non, per esempio, una fonte sorgiva su una montagna? E come mai di questa fantomatica Lingua Proto-Romanza non si trova traccia in altri documenti dell’epoca? Parlata solo a Ischia? Ma l’isola non era così isolata culturalmente da giustificarne l’estinzione. Le prove a supporto delle tesi proposte da Cheshire sembrerebbero inconsistenti. Peccato. Ci avevamo creduto.

Ma è pur sempre una tesi da approfondire.

Chi si farà avanti adesso nel tentativo di scoprire il mistero del manoscritto Voynich? Coloro che intendessero provarci possono scaricare il testo digitalizzato qui gratuitamente. I vantaggi della tecnologia applicata alla cultura. Buon lavoro.