E così si scopre che il nostro Galileo, angosciato dalla veemente reazione della Chiesa, da una parte dichiara, mentendo, di non avere mai usato quelle parole e quei toni così “forti”; dall’altra, riprende in mano la lettera dove aveva espresso incautamente le sue idee in maniera troppo diretta e la modifica in gran segreto. La corregge, la edulcora, la alleggerisce nei toni e la reinvia, facendo credere che qualche suo detrattore avesse alterato il testo di proposito.

Questa è la sensazionale scoperta pubblicata pochi giorni fa sulla rivista scientifica inglese Notes and Records. Lo scorso agosto 2018, negli archivi della Royal Society, Salvatore Ricciardo, storico italiano dell’Università di Bergamo, ha ritrovato per caso un manoscritto autografo di Galileo Galilei conosciuto come Lettera a Benedetto Castelli del 21 dicembre 1613. Di questa lettera disponevamo, fino ad oggi, di alcune copie, tutte uguali, tranne una. Una copia speciale, diversa dalle altre e conservata nell’Archivio Segreto del Vaticano, perché? Qual è la copia originale e perché questa seconda copia è differente? Chi l’ha rivista?

I manoscritti possono rivelare eclatanti sorprese

Le ricerche d’archivio, la ricerca tematica, le trascrizioni spesso ci colgono di sorpresa. È questo uno degli aspetti più entusiasmanti del nostro lavoro di trascrittori. Ricciardo stava svolgendo le sue ricerche su altri temi: cercava i commenti scritti lasciati dai lettori sui testi di Galileo. Un giorno ha deciso, per caso, di sfogliare i cataloghi della Royal Society e si è imbattuto in una lettera manoscritta, corretta e ricorretta, firmata G.G. che ha subito attirato la sua attenzione. Era composta da 7 pagine e sembrava proprio una lettera originale di Galileo ritenuta perduta. Confrontando la calligrafia utilizzata in alcune frasi del documento con le stesse frasi riportate in altri testi attribuiti allo scienziato, si è arrivati alla conclusione che proprio Galileo aveva scritto quella lettera di suo pugno. Ricciardo aveva trovato un testo di inestimabile valore. Esso rappresenta un nuovo, significativo tassello nella storia dei rapporti fra Galileo e la Chiesa Cattolica del periodo.

La terribile minaccia dell’Inquisizione

Proprio da questa lettera iniziano i guai per l’illustre scienziato italiano. Quello che scrive attira su di sé l’attenzione dell’Inquisizione. Galileo scrive a un amico matematico ed ex-allievo, Benedetto Castelli, dell’Università di Pisa, che la scienza deve dare una spiegazione del mondo necessariamente diversa rispetto alla teologia. Continua dicendo che i trascrittori delle Sacre Scritture hanno appositamente modificato la realtà astronomica per spiegarla al popolo in termini “semplici”. Pertanto, le spiegazioni scientifiche e quelle teologiche non possono e non devono coincidere. E prosegue. Copernico ha ragione: la Terra orbita intorno al Sole assieme agli altri pianeti conosciuti, la Terra non è al centro dell’Universo. Per Galileo i membri della Chiesa sono “ignoranti” poiché privi delle competenze necessarie per valutare e giudicare. Galileo per la Chiesa diviene un eretico, un nemico che doveva essere messo a tacere. Ma lui si difende, facendo credere che quella lettera fosse stata modificata da qualcuno che aveva reso i toni molto più estremi per incastrarlo.

La trascrizione ci fa scoprire un’altra realtà

Galileo invia allora una seconda lettera affermando che quella è la stesura originale. Ma la scoperta di Ricciardo smentirebbe la sua versione. A quanto pare, dopo aver capito che le cose si stavano mettendo male con l’Inquisizione, Galileo ha rimesso mano all’originale per renderlo più “leggero”.

Per chi si occupa, come Galactus Traduzioni, di trascrizioni di testi antichi, decifrare tutte le modifiche, le cancellature e le correzioni apportate dallo scienziato al suo testo originale è di enorme interesse. L’articolo su Notes and Records riporta, per esempio, che la frase “nella Scrittura (i.e. la Bibbia) si trovano molte proposizioni false è stata successivamente corretta da Galileo, che ha sostituito proposizioni false con l’espressione più prudente “proposizioni che hanno aspetto diverso dal vero.

Rimangono, tuttavia, molti interrogativi senza risposta. Non si sa ancora, per esempio, come mai questa lettera originale sia finita proprio nell’archivio londinese. Per ora si è capito che Galileo avrebbe tentato di ridurre il rischio di andare incontro a una condanna dell’Inquisizione. Ma non gli servì a molto. Fu condannato per eresia nel 1633.

Immagine: Museo Galileo, Firenze