Nuova traduzione per il Signore degli Anelli. I Fans insorgono

La nuova traduzione del Signore degli Anelli riserva molte sorprese non sempre gradite. Certo, che la Locanda del Puledro Impennato diventi la Locanda del Cavallino Inalberato, è un boccone difficile da digerire. Per non parlare di Ramingo, l’affascinante e sensuale Aragorn, che nella nuova traduzione diventa un banale Forestale

Ma non si poteva immaginare che la nuova traduzione del capolavoro di J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, avrebbe causato delle vere e proprie risse digitali. Il dibattito si è trasformato in un velenoso attacco al traduttore sfociato addirittura in insulti di natura politica su tutti i social.

Facciamo un passo indietro. Nel 2000 Bompiani acquisisce i diritti dei libri di Tolkien da Rusconi e nel 2016 comincia a pensare a una nuova traduzione. Intende dare una ventata di freschezza al vecchio testo tradotto da Vittoria Alliata nel 1967 e che sarà lievemente rivisto dal nuovo curatore, Quirino Principe, nel 1970. Bompiani vuole garantire maggiore fedeltà ai registri linguistici originali e rendere l’Italiano più fluido e contemporaneo. Così la prima parte di questo emozionante e popolare classico della letteratura fantasy viene ritradotto ed è in libreria da qualche settimana. Apriti cielo.

Nuova traduzione

Per dare nuova luce alla traduzione viene scelto un traduttore di tutto rispetto, Ottavio Fatica, che vanta un brillante curriculum di poeta e anglista. Per rinnovare la copertina viene scelto il progetto grafico di Polystudio.

Nella ricerca di immagini adatte a questa celebre storia per young adults si arriva fino a Marte. Ebbene sì, come dichiara lo stesso Francesco Messina , l’art director,  “le immagini impiegate per le copertine di questa nuova edizione della Trilogia altro non sono che fotografie del suolo di Marte … e decidere di stampare il tutto su una lamina dorata pre-trasferita sulla carta ha fornito un bell’aiuto.”

Ma torniamo alla nuova traduzione. Prima di tutto dobbiamo sottolineare che è stata eseguita in collaborazione con l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, in accordo con la casa editrice inglese Harper-Collins.

Uno dei motivi che hanno spinto la casa editrice a ritradurre il testo è l’accusa alla vecchia versione di essere troppo aulica, quasi epica, lontana dall’originale inglese. Può darsi. Fatto sta che ha generato l’ira funesta dei fan. Le proteste più accese riguardano, in primo luogo, lo stravolgimento dei nomi. La nuova traduzione, in alcuni casi, propone nomi che vengono considerati discutibili o addirittura ridicoli. In effetti… come dargli torto? Dopo che generazioni di amanti di questo capolavoro hanno sempre parlato di Samvise è dura accettare che diventi Samplicio o che Grampasso sia ora diventato Passolungo. E come non essere d’accordo sul fatto che Spettro dell’Anello è più poetico di Essere dei Tumuli? Anche se, d’altra parte, l’originale wraith in Inglese Antico fa riferimento a una creatura vivente non meglio precisata. Un Essere, appunto, e non uno Spettro.

In secondo luogo, i fan protestano per la scelta dei registri linguistici che nella nuova traduzione rispecchiano, tuttavia, in maniera più fedele l’originale parlata sgrammaticata di alcuni personaggi, come il Veglio Gamgee.

Traduzione dei Tre Anelli

La traduzione dei testi in rima e delle canzoni ha generato una vera e propria rissa digitale. In particolare, la traduzione della famosa poesia dell’Anello, all’inizio del libro ha scatenato le ire dei fan più agguerriti.

I tre versi finali dell’originale suonano così:

One Ring to rule them all. One Ring to find them,
One Ring to bring them all and in the darkness bind them
In the Land of Mordor where the Shadows lie.

E sono stati tradotti così da Fatica:

Un Anello per trovarli, Uno per vincerli,
Uno per radunarli e al buio avvincerli
Nella Terra di Mordor dove le Ombre si celano
.

Giampaolo Canzonieri, responsabile del progetto di traduzione, spiega la scelta dei termini nella traduzione di questi famosi versi.

 

“Fatica inverte l’ordine dei verbi: “trovarli” / “vincerli” – ed è la vera grossa libertà che si è preso – per motivi anche qui facilmente intuibili: mantenere la rima e l’assonanza con il finale del verso successivo (“find them” / “bind them” = “vincerli” / “avvincerli”). To bind viene dall’antico inglese bindan, col significato di legare, mettere in vincoli, imprigionare. Dunque, “avvincerli” ci sta e corrisponde per altro a ciò che accade nel racconto: l’Anello Unico avvince, cioè tiene legati a sé, gli altri anelli.“

Ai traduttori di Galactus questa traduzione piace. Rispetta l’originale, al contrario della versione precedente che è ormai fossilizzata nella nostra memoria. Anche se, per dirla tutta, è antipatico dovere consultare il dizionario per sapere cosa si intenda esattamente per avvincerli… dite la verità, quanti di noi si sono intimamente chiesti cosa significa? Non sarebbe stato meglio “imprigionarli”, “legarli”, “incatenarli” (come la versione precedente)?

La traduzione “storica”

La conosciamo tutti a memoria, suona così:

Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende.

Questo è l’inizio. È infatti uscito solo il primo volume. Dobbiamo aspettarci altri commenti feroci per i prossimi? E che dire della nuova versione cinematografica in preparazione?

Vale comunque sempre la pena leggere o rileggere e commentare questo capolavoro nella prima o nella seconda traduzione. Purché se ne parli e si tenga viva la voglia di leggere e sognare. Siamo sempre aperti alle novità e aspettiamo con interesse la traduzione dei prossimi volumi, pur rimanendo molto affezionati alla versione che ha allietato lunghe serate in famiglia e con gli amici.

Immagine da jrrtolkien.it