Domenico Torre, collaboratore di Galactus Traduzioni per la lingua araba, ci ha raccontato un curioso aneddoto storico e linguistico che desideriamo condividere con voi.

Quando Napoleone Bonaparte approdò sulle coste egiziane, trovò ad aspettarlo una folla di notabili e semplici curiosi che, molto probabilmente, si aspettava uno dei suoi famosi discorsi. Chi, il 2 luglio 1798, si recò al porto di Alessandria per accogliere il generale francese, fu però testimone non solo di un evento storico, ma anche di un singolare cortocircuito linguistico destinato a lasciare il segno.

Come ci racconta il famoso storico al-Jabarti nei suoi annali, per molti quella fu in assoluto la prima volta in cui si ebbe modo di ascoltare – più a causa di una traduzione audace da parte degli interpreti che per un preciso intento politico – l’espressione umma misriyya. Questa doveva suonare piuttosto bizzarra alle orecchie di chi, per secoli, aveva usato il primo termine solo con accezioni religiose.

La traduzione audace

Una traduzione possibile di questa espressione è, infatti, comunità egiziana – ma non una comunità qualsiasi. Una che ha come suo collante l’appartenenza alla religione islamica. Un concetto come quello di patria, infatti, era quasi del tutto sconosciuto nel contesto dell’impero ottomano, fatta eccezione in quei casi in cui i traduttori ottomani, con una certa timidezza, riferivano al sultano le notizie provenienti dall’Europa… utilizzando però tutt’altra terminologia.

Parlare allora di “comunità [religiosa] egiziana” rappresentava una contraddizione in termini, ma anche un fondamentale spunto di riflessione. Infatti, insieme a molti fattori di natura politica e culturale, spinse numerosi intellettuali del Cairo a riflettere su quale sarebbe stato il futuro del proprio territorio specialmente quando successivamente la terra del Nilo diventò tra le province con la maggiore voglia di indipendenza da Istanbul.

Una traduzione che riflette un processo lungo ma costante

Non è un caso che un grande filologo come al-Marsafi, anni più tardi, sentì l’esigenza di scrivere un intero trattato, l’ Epistola sulle otto parole, 1881, in cui ha analizzato il significato di alcune «parole attualmente sulla bocca della gente», proprio allo scopo di mettere ordine in questa sempre maggiore ‘confusione’ linguistica. Qualche anno più tardi, i giornalisti Ahmad Lutfi al-Sayyid e Mustafa Kamil dedicarono anch’essi moltissime pagine proprio a questo tema – diventando loro stessi i leader dei primi due partiti nazionalisti nell’epoca dell’Egitto occupato dall’esercito britannico.

Un momento questo, in cui finalmente il cerchio finirà per chiudersi dando alla luce un primo, autentico movimento politico completamente egiziano.

Ringraziamo Domenico per il suo contributo.