bambini italiani deportati

“Un’altra nave è partita nella giornata di ieri da un porto siciliano con un triste carico di bambini italiani diretti in Russia […] non torneranno più, ingoiati dal nuovo “Moloch” bolscevico“ . Da Brescia Repubblicana, 23 dicembre 1943

Come anticipato in un nostro precedente articolo, lo scorso marzo Galactus Traduzioni è stata incaricata di svolgere alcune ricerche d’archivio. Un cliente aveva trovato alcune foto del nonno in uniforme e un articolo in cui compariva nella lista di presunti criminali di guerra.

Ricerche d’archivio

Durante le ricerche in diversi archivi storici, abbiamo consultato alcune testate originali. Fra queste anche il giornale fascista “Brescia Repubblicana”, in particolare, l’edizione del 23 dicembre  1943. Durante la lettura un breve trafiletto in calce alla prima pagina ha attirato la nostra attenzione. Titolo: “Altri bambini italiani deportati in Russia”. Eravamo di fronte al testo originale di quella che al giorno d’oggi sarebbe probabilmente definita una “fake news”. Ci siamo immedesimati in un lettore dell’epoca e ci siamo anche un po’ emozionati.  Di notizie del genere ne avevamo sentito parlare, ma non abbiamo mai approfondito.

Abbiamo contattato l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri per farci spiegare meglio il contesto e l’origine della “ falsa notizia”. Scopriamo che Stefano Pivato, docente di storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Urbino, ha pubblicato nel 2013 il saggio “I comunisti mangiano i bambini” su questo argomento. Il testo racconta proprio come è nata la più riuscita e diffusa fake news della propaganda anticomunista.

Panico in Italia

Siamo alla vigilia del Natale 1943, sulla stampa a nord di Napoli si scrive che i russi stanno deportando in Unione Sovietica migliaia di bambini italiani. La terrificante notizia viene pubblicata con grande frequenza per settimane, accompagnata da racconti di donne straziate dal dolore e di genitori che decidono di uccidere i bambini per poi suicidarsi piuttosto che lasciarli partire per la Russia. Si racconta di navi affondate con il triste carico di bambini. Ma si tratta di un clamoroso falso. Una falsa notizia che, tuttavia, resiste nel credo popolare per molti anni. I russi non sono mai venuti in Italia e nessun bambino è stato mai portato in Russia. Ma leggerlo sui giornali dell’epoca è bastato per scatenare il panico. La credenza si è diffusa. I bambini italiani dovevano essere protetti.

Come ci fa notare un archivista dell’Istituto Parri, la stampa fascista della Repubblica Sociale Italiana doveva fare propaganda, non informazione. Questo trafiletto è espressione della contro-informazione di guerra in funzione anti-comunista e pro-fascista. Quale rotta avrebbero dovuto seguire queste fantomatiche navi russe in un periodo e in una zona di guerra? Qualcuno le ha mai viste? Proprio difficile che dalla Sicilia nel dicembre 1943 partissero navi con carichi di soli bambini, dirette in Urss. Che assurdità del genere si scrivessero nel 1943 per terrorizzare la popolazione ci poteva pure stare, ma come possono averci creduto anche in seguito? Dalla deportazione si passa al cannibalismo. Il crescendo di questo luogo comune si alimenterà per anni, sostiene Pivato, e ancor di più nei decenni della guerra fredda. Ai giorni nostri c’è ancora chi utilizza questo luogo comune con ironia, ci scherza sopra o quasi.

I comunisti mangiano i bambini?

Le prime pagine dei giornali riportano titoli catastrofici. Mostri russi si portano via i bambini italiani per poi mangiarli. La leggenda si diffonde a macchia d’olio: i comunisti mangiano i bambini. La traduzione di questa affermazione fa il giro del mondo. Come scrive Pivato, questa frase è stata tradotta in tutte le lingue. Sul web si trovano centinaia di citazioni. In francese : «Les communistes qui mangent les enfants», in tedesco «Kommunisten fressen kleine kinder», in inglese «Communists eat babies» e non mancano le traduzioni in cinese e russo. Una diffusione planetaria per una leggenda le cui radici affondano in alcuni casi reali di antropofagia registrati nella ex Urss di cui diedero testimonianza le stesse autorità sovietiche in resoconti dell’epoca.

Pivato spiega che la leggenda parte subito dopo la rivoluzione bolscevica. Agli inizi degli anni ’20 una delle più gravi carestie dell’Unione Sovietica provoca casi reali di cannibalismo, che si ripetono negli anni ’30 sotto Stalin e nella seconda Guerra mondiale. Si tratta di situazioni drammatiche in cui bande di adulti e bambini sono costretti a mangiare i cadaveri per fame, per spirito di sopravvivenza. Anche la Croce Rossa racconta della disperazione della popolazione e definisce gli ospedali pediatrici delle “necropoli”. Quando la missione di soccorso arriva in Russia nella regione di Tsaritsyn (divenuta più tardi Stalingrado e oggi Volgograd) è ormai troppo tardi.

Non fu quindi l’ideologia a indurre il cannibalismo, ma la fame e la disperazione.

I comunisti aiutano i bambini?

In compenso, come racconta il documentario “Pasta Nera” di A. Piva (presentato al Festival di Venezia nel 2011) alla fine della guerra tra il 1946 e il 1950, con l’appoggio della sinistra italiana, furono organizzati i cosiddetti “treni della felicità”. Un progetto assistenziale e solidale che permetteva a centinaia di bambini del sud di essere accolti da famiglie del nord per sfuggire almeno temporaneamente a condizioni di vita indigenti. Fu uno dei primi esempi di affido temporaneo della storia italiana. Anche a questa iniziativa, comunque, non sono mancate numerose critiche, a seconda della prospettiva da cui si analizzano i fatti. E si dice che alcuni bambini fossero terrorizzati. Avevano paura che, in realtà, li portassero in Russia…

Per saperne di più, Paolo Mieli, ha dedicato una parte del suo programma “Passato e Presente“, Rai Storia, 30 gennaio 2020, proprio a questo argomento.

Ringraziamo l’Istituto Parri di Milano e tutti i collaboratori e ricercatori di Galactus Traduzioni.

Alla prossima.